Pillole di SpiritualiTà
La religione cristiana è una grande fonte di gioia, perché è essenzialmente amore. (Beato Paolo VI)
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Re Erode
di Sr M. Leonarda Innocente icms
Eccoci di fronte ad un personaggio che ci può insegnare tanto: un re, Erode. Una persona abituata ad avere il controllo su tutto e su tutti, fino a giungere al crimine, pur di non perdere le proprie sicurezze. A lui si possono attribuire le parole che Isaia mette in bocca alla personificazione della città di Babilonia: “Io e nessuno fuori di me” (Is 47, 8-10) e “Sempre io sarò signora, sempre”. Il Signore però si dà pena anche di Erode e gli manda dei messaggeri “involontari”: i Magi. Altri re, messisi in cammino dietro la scia della stella. Essi hanno lasciato tutto, sono partiti dal proprio regno, inseguendo un segno che li avrebbe condotti ad una esperienza unica, irripetibile. Sono rimasti nella storia, senza un nome, ma con un grande cuore, coraggioso, audace, teso a qualcosa di grande. Questo ha fatto di loro delle grandi anime. La Chiesa li venera come santi, le loro reliquie sono conservate nella città di Colonia, in Germania.
Erode invece ha un cuore piccolo, meschino, ripiegato su se stesso, e anziché cogliere la grandezza di ciò che gli viene annunciato, ovvero la nascita del Messia; anziché riconoscere la ricchezza che sta sfiorando il suo cuore e che lo invita con delicatezza a uscire da sé; coglie solo ciò che potrebbe perdere. Egli ha posto in se stesso ogni sua sicurezza, si fida di sé. Ma, come dice la scrittura: “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede” (Ger 17, 5-6).
La pace del cuore germoglia solo fidandosi di Dio, lasciando a Lui le redini della nostra vita, accogliendo con generosità ciò che Lui dispone per noi, giorno per giorno. Questo comporta fatica, chiede una dura lotta, contro noi stessi, contro le nostre reazioni, i nostri sentimenti, il nostro carattere, ma regala una pace che non ha prezzo!
Maria ha saputo fare questo, Giuseppe ha saputo fare questo: quando l’angelo gli annuncia che Erode sta cercando il bimbo per ucciderlo, parte senza indugio nel cuore della notte, portando con sé solo “il bambino e sua madre”. Che ne sarebbe stato del suo lavoro, di tutti i suoi arnesi? Certo non poteva caricarli sull’asinello che li condusse in Egitto. Falegname in terra straniera, che non ha con sé né legna né arnesi, a che serve? Ma non era in questo la sua sicurezza, bensì nel Signore. Lui chiedeva questo, Lui avrebbe provveduto. Dio è l’unico che può salvare la nostra vita.
“L’anima deve ricordarsi che, quantunque le sembri di non avanzare, progredisce molto di più che se camminasse con le sue gambe; è Dio che la porta in braccio e così, quantunque proceda al passo di Dio, ella non se ne accorge. Anche se non fa niente con le sue potenze, viene fatto in lei molto di più di quanto possa fare da sé, poiché è Dio quello che opera; e non c’è da meravigliarsi se non riesce a vederlo, giacché quanto il Signore opera in lei non può essere percepito dal senso che è in silenzio, dato che -come dice il Savio- le parole della sapienza si ascoltano in silenzio! (Qo 9,17). Si abbandoni quindi nelle mani di Dio fidandosi di Lui senza affidarsi a sé, poiché se fa così e non applica le potenze in nessuna cosa, camminerà sicura.” (Fiamma viva d’amore, S. Giovanni della Croce)
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